Il Santuario di Sant’Anna di Vinadio si è colorato di rosa

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Tra le valli di Gesso, Tinèe e Stura, in un angolo incantato della provincia di Cuneo, il 28 maggio 2016 si è decisa la novantanovesima edizione del Giro d’Italia, la penultima, da Guillestre a Sant’Anna di Vinadio. Centotrentaquattro chilometri di emozioni, sportive e naturalistiche. Quattromila metri di dislivello, quattro salite e tre discese. Nessuna pianura. Una tappa più che impegnativa, da dentro o fuori. Una di quelle che sa far male, sorprendere e restituire all’albo d’oro della corsa rosa un campione ritrovato. Quel Vincenzo Nibali in grado di bissare, a Milano, il successo del 2013 a pochi passi da quella Francia che lo ha incoronato vincitore del Tour un anno dopo, nel 2014.

Il corridore siciliano, con fatica e determinazione, si è lasciato alle spalle tutti, segnando una traiettoria emozionante tra un’ampia corona di vette – Col de Vars, Col de la Bonnet e Colle della Lombarda – prima di arrivare al Santuario di Sant’Anna di Vinadio: il luogo di pellegrinaggio più alto d’Europa, posto a 2035 metri di altezza. Da ben quindici anni, a Vinadio, attendevano l’arrivo del tappone alpino. Nel 2001 la tappa numero diciotto fu annullata a seguito dell’inchiesta doping che sconvolse il Giro, macchiando la vittoria finale di Gilberto Simoni.

Vincenzo Nibali verso il Santuario di Sant'Anna di Vinadio al Giro d'Italia 2016

Per troppo tempo questi luoghi di fortificazioni militari, di montagne dai fianchi levigati dai ghiacciai, di conche e laghetti pittoreschi, di spettacolari percorsi per escursionisti e cieli tersi, sono rimasti orfani dello spettacolo offerto dalle due ruote più famose d’Italia. Dal sudore e dall’agonismo. Ma il 28 maggio sono stati ripagati tutti d’un fiato.

È la cronaca di un’impresa annunciata: a dodici chilometri dal traguardo Vincenzo Nibali – dimenticando per un attimo di trovarsi in mezzo a fonti di acqua pura, ma nel mare di Messina – decide di vestire i panni dello “squalo” e, alzandosi sui pedali, con una irresistibile progressione stacca Esteban Chaves fino a quel momento primo nella classifica generale con quarantaquattro secondi di vantaggio. Ma non c’è più storia e lo si capisce da subito. La fredda brezza delle Alpi Marittime gli attraversa la schiena. Sono brividi di paura e di sconfitta. Nibali è andato via sulla salita della Lombarda e al gran premio della montagna ha già cinquantasei secondi di vantaggio. Che diventeranno un minuto e trentasei al traguardo di Sant’Anna di Vinadio, il quadro perfetto per la gloria e il successo.